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Sustainable Development Goals: tutto sugli SDGs

Sustainable Development Goals: tutto sugli SDGs

10/06/2021

Ecco cosa sono gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, da cosa derivano e in che modo interessano l’Europa e le imprese italiane.


Hai già sentito parlare degli SDGs, ma non sai bene di cosa si tratta, oppure vuoi sapere in che modo questi interessano anche le aziende? Scopriamolo insieme. Vediamo cos’è lo sviluppo sostenibile, quali sono gli obiettivi fissati per raggiungerlo, in che contesto nascono e quali benefici riservano alle aziende.


Obiettivi di sviluppo sostenibile: cosa sono gli SDGs


La sigla SDGs è l’abbreviazione di Sustainable Developments Goals e traduce la definizione italiana di Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS). Si tratta dei punti che nel 2015 l’ONU ha individuato per poter raggiungere lo sviluppo sostenibile entro il 2030.


Cosa s’intende per sviluppo sostenibile? L’ONU definisce sostenibile:

uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni“.


L’Italia è tra i 193 Paesi che hanno scelto di contribuire firmando l’Agenda 2030, il programma che sta alla base degli SDGs, e attuando politiche e misure interne che interessano anche le imprese.


SDGs: quali sono e a cosa servono


Gli SDGs ne sono 169, raggruppati in 17 macro-obiettivi e concentrati intorno alle cosiddette 5 P: persone, prosperità, pace, partnership e pianeta. Ecco quali sono i 17 macro-obiettivi:


  1. Sconfiggere la povertà
  2. Sconfiggere la fame
  3. Salute e benessere
  4. Istruzione di qualità
  5. Parità di genere
  6. Acqua pulita e servizi igienico-sanitari
  7. Energia pulita e accessibile
  8. Lavoro dignitoso e crescita economica
  9. Imprese, innovazione e infrastrutture
  10. Ridurre le disuguaglianze
  11. Città e comunità sostenibili
  12. Consumo e produzione responsabili
  13. Lotta contro il cambiamento climatico
  14. Vita sott’acqua (salvaguardia degli oceani)
  15. Vita sulla terra (salvaguardia degli ecosistemi terrestri)
  16. Pace, giustizia e istituzioni solide
  17. Partnership per gli obiettivi


I 169 obiettivi, racchiusi in questi 17 punti, servono ai Paesi firmatari dell’Agenda 2030 a orientare le proprie politiche interne, per tenere ben presente su cosa agire e in che ottica farlo. Per tutti gli altri enti, incluse le imprese private, gli SGDs fungono da metriche comparabili, servono cioè a misurare i progressi fatti in ottica di sviluppo sostenibile e definire il proprio grado di sostenibilità.


Dal Protocollo di Kyoto all’Agenda 2030: da cosa nascono gli SDGs


Nel 1997 viene pubblicato il Protocollo di Kyoto, o Trattato di Kyoto. Il programma ratificato da 192 Paesi, attuato a partire dal 2005, che fissa al 2015 il raggiungimento di obiettivi specifici: agire per ridurre le emissioni di gas nocivi per l’ambiente e causa di inquinamento, per portare i dati delle emissioni a livelli inferiori rispetto a quelli registrati nel 1990.


La deadline, ossia la scadenza fissata per raggiungere questi obiettivi era il 2015; poi con l’accordo di Doha, l’estensione del protocollo è stata prolungata dal 2012 al 2020, con ulteriori obiettivi di taglio delle emissioni serra.


Trascorso l’anno 2020 e allo scadere degli obiettivi precedenti, gli Stati dell’ONU firmano un nuovo programma d’azione: l’Agenda 2030. Questa volta, però, i Paesi firmatari sono 193, l’obiettivo da raggiungere è lo sviluppo sostenibile (169 goals racchiusi in 17 punti) e la deadline è l’anno 2030.


Perché gli SDGs sono importanti per le imprese?


Chiariamo un concetto: gli SDGs non rappresentano alcun obbligo per le imprese, non sono né un bollino da acquisire né una certificazione da ottenere.


La relazione tra SDGs e privati si basa sul fatto che il business rappresenta il principale motore dello sviluppo sostenibile. Dunque, se i Paesi firmatari dell’Agenda 2030 devono impegnarsi per raggiungere gli obiettivi del programma, per farlo hanno bisogno delle imprese che caratterizzano il loro territorio.


Imprese, aziende, enti pubblici e organizzazioni sono oggi incentivate a produrre, proporre, costruire, agire in maniera sostenibile, quindi ad aumentare la loro redditività senza danneggiare l’ambiente e la società.


Questa è la direzione attuale e dei prossimi anni. L’UE ha messo in atto diverse strategie per favorire lo sviluppo sostenibile e l’Italia ha già scelto di premiare e supportare le sole attività che da oggi saranno in grado di adottare modelli di business innovativi e sostenibili, garantendo loro l’accesso a nuovi mercati, a fonti finanziarie e a nuove opportunità di guadagno.


Le misure nazionali per la promozione dell’Agenda 2030 e lo sviluppo sostenibile


Negli anni sono nate diverse organizzazioni dedite alla promozione dei temi trattati dagli SDGs.


Nel 2005 nasce la GCAP, coalizione italiana contro la povertà. Un movimento globale a cui partecipano organizzazioni, aziende, cittadini e altre realtà che condividono lo stesso scopo: contrastare ogni meccanismo che genera povertà e disuguaglianza nel mondo, in ottica SDGs. La coalizione ha contribuito anche a processi come il G20 e l’Agenda 2030 ed è oggi un interlocutore chiave della società civile per le istituzioni italiane.


Nel 2016 nasce poi l’ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile; lavora per accrescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 e per mobilitare la nazione verso gli obiettivi SDGs.


Per sollecitare il cambiamento delle aziende e delle imprese italiane, nel 2017 viene approvata la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS). Affidata al Ministero dell’Ambiente (oggi Ministero della Transizione Ecologica), questa strategia diventa il quadro strategico di riferimento per le politiche settoriali e territoriali della nazione.


Lo sviluppo sostenibile in Italia e la risposta delle imprese: a che punto siamo?


Con la crisi generata dal Covid-19 molte imprese hanno scelto di confermare o avviare un percorso finalizzato all’adozione di un modello di produzione più consapevole. Diverse aziende hanno dimostrato di essere pronte a: impegnarsi per fronteggiare le strategie politiche nazionali, ripartire e basare la propria crescita futura sulla sostenibilità.


Questo cambiamento è incoraggiato anche dal valore che la sostenibilità sta acquisendo in campo finanziario, ma anche bancario.

Il Rapporto ASviS 2020 ricorda che nonostante la crisi, l’UE è riuscita ad attuare due importanti azioni dell’Action Plan 2018: il Regolamento Ue 2020/852 e la proposta della nuova Direttiva sul reporting di sostenibilità. Il primo intervento istituisce il sistema unitario per la classificazione delle attività aziendali sostenibili (Tassonomia Ue); il secondo è finalizzato all’estensione dell’obbligo di redazione della dichiarazione non finanziaria (bilancio di sostenibilità) a più soggetti, incluse le PMI.


Tecno: quanto è sostenibile la tua azienda?


Ti aiutiamo a definire il livello di sostenibilità della tua azienda e a comprendere cos’altro puoi fare per contribuire al raggiungimento degli SDGs. È necessario tenere ben presente che concentrando l’azione aziendale verso questa direzione puoi ricavare numerosi benefici, tra cui:


  • Accedere ai mercati nazionali, europei e internazionali;
  • Partecipare a bandi interni e comunitari;
  • Aumentare il rating ESG, l’indice di sostenibilità valutato da chi vuole fare investimenti sostenibili;
  • Accrescere la reputazione aziendale, quale organizzazione attenta al pianeta.

Lavoriamo insieme per aumentare le opportunità della tua azienda e contribuire, allo stesso tempo, allo sviluppo di una società sostenibile e rispettosa.


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